LA RELIGIONE NEL VENTAGLIO DEI SAPERI

di Andrea Gironda

La scuola ultimamente si sta sforzando di riacquistare quel ruolo di comunità educante, che forma la persona in tutti gli aspetti che la riguardano. Ogni disciplina, secondo le sue caratteristiche, contribuisce in modo unico e prezioso a formare quel grande “puzzle della formazione dello studente” che ha bisogno di tanti pezzi; se ne venisse a mancare anche uno solo il gioco non darebbe il risultato tanto sperato.

Anche l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) ha una sua precisa collocazione nell’ambito della formazione dello studente e del cittadino. La mia esperienza di insegnante – per ora circoscritta alla scuola primaria - ha rafforzato sempre più l’idea che l’IRC fa parte di diritto di quei saperi fondamentali di cui la persona ha bisogno per crescere e svilupparsi nella sua integrità. La società globalizzata, l’informazione a 360 gradi, il contatto con culture e popoli stranieri, la facilità di spostamento da una zona del mondo all’altra mette l’uomo davanti ad un confronto continuo con le religioni e la religiosità di persone di tutto il mondo. Sfogliare un giornale o sentire un notiziario alla televisione richiede delle conoscenze che l’IRC fornisce durante il suo cammino di studi che accompagna ogni alunno sin dall’infanzia.

Spesso però lo sforzo maggiore che l’IRC deve fare non è tanto quello di conoscere il nuovo, ma rafforzare e consolidare – se non addirittura far conoscere dal principio – la stessa religione cattolica. Purtoppo ancora oggi molte persone sono legate ad un’idea dell’ora di religione come a quella catechesi che molti sacerdoti o suore facevano nella scuola di oltre vent’anni fa. Ricordo anche io il sacerdote che alla mia scuola elementare nei vicini anni ’80 trattava molte tematiche con lo stesso taglio del catechismo che frequentavamo in parrocchia. Le prospettive catechetiche non sono più presenti nell’IRC di oggi, proprio perché non è nella finalità di questa disciplina invadere il campo della fede degli alunni. Molto spesso alcuni genitori vengono da me dicendomi che il loro figlio andando al catechismo sarà avvantaggiato nella disciplina che insegno, oppure altri si preoccupano del contrario perché il loro figlio al catechismo non ci va.

Se un insegnante di religione al fine del suo insegnamento contasse su chi va o non va in parrocchia farebbe un grave errore. Questo perché l’IRC deve «promuovere l’acquisizione della cultura religiosa» [1]. Ecco perché - secondo la stessa nota pastorale - l’IRC «si inserisce armoniosamente nel contesto della vita della scuola, rispettandone e valorizzandone le finalità e i metodi propri» [2]. In questo ho sempre trovato un grande rispetto per ogni studente, credente e non, e anche molti genitori che spesso vengono per chiarirsi le idee su questo punto, apprezzano molto questo livello culturale sul quale l’IRC si pone. Si insegna religione, è vero, ma non va dimenticato che resta comunque un insegnamento confessionale, cattolico per l’appunto; ma lo studio delle fonti originali della religione cattolica, la Bibbia, la tradizione e il Magistero della Chiesa, spesso trovano facile integrazione con molti valori spirituali e morali presenti in molti popoli e in religioni diverse da quella cristiana. Per me e per i miei alunni è un grande arricchimento quando in classe partecipano in modo costruttivo alunni appartenenti ad altre religioni.

Nella scuola l’IRC trova il suo fondamento e la sua nascita nel Concordato del 1929 [3], revisionato poi nel 1989 [4] dalla Chiesa con lo Stato Italiano; quest’ultima tappa ha rappresentato una svolta per l’IRC che ha eliminato quegli aspetti catechetici presenti fino a quel momento «inserendosi così nel quadro delle finalità della scuola» [5]. Pur volendo vedere tra IRC e catechismo una certa relazione, non va dimenticato che le finalità e il metodo cambiano radicalmente e che i programmi che vengono presentati agli alunni vengono scelti in conformità agli obiettivi della scuola e proposti secondo le metodologie di ogni ordine e grado della stessa.

Con il passare del tempo sono cambiati anche gli insegnanti di religione. Il numero minore di sacerdoti presenti, le esigenze che la Chiesa ha dovuto affrontare, ha fatto sì che oggi l’IRC è affidato per il 90% circa ad insegnanti laici [6]riconosciuti come idonei dalla Chiesa. Lo Stato Italiano ha recentemente riconosciuto agli insegnanti di religione uno stato giuridico che permetterà entro qualche anno di metterli in ruolo, diventando anche da un punto vista giuridico uguali a tutti gli altri docenti. Questo iter durato molti anni è un segno di fiducia e di speranza per molte persone che lavorano con serietà e impegno nella scuola e che ancora vivevano in uno stato di precariato.
La grande adesione all’ora di religione (tra il 95% e il 91% per la scuola dell’infanzia, elementare e media, circa il 75% nelle scuole superiori di secondo grado), è un indice che esprime un certo gradimento da parte dei studenti e delle loro famiglie e che incoraggia ogni insegnante a lavorare sempre meglio, consci tuttavia di molte difficoltà che ancora persistono. Penso al tempo piuttosto limitato che gli insegnanti delle scuole medie e superiori hanno per instaurare un dialogo ed una conoscenza con i propri alunni; il fatto di avere una certa incoerenza nell’affermare il taglio culturale dell’IRC e dare la possibilità agli alunni di scegliere se o non avvalersi di questo insegnamento “culturale” della religione cattolica; la convinzione che ancora molti hanno di considerare l’IRC come una materia “secondaria” di poca importanza.

La mia esperienza mi ha da subito fatto capire quanto bisogno religioso c’è di conoscere. Molto spesso i bambini sono dei piccoli teologi perché si pongono domande di senso molto profonde. Nella misura in cui si cerca di farli riflettere sui temi e i contenuti del credere si aiuta a sviluppare in loro il sapere della fede, che nella sua forma poi, matura e articolata, si chiama teologia: la fede che cerca l'intelligenza! Non posso dimenticare a tal proposito la mia prima lezione – allora da supplente - in una classe terza della scuola elementare dove un bambino dopo pochi minuti di lezione mi domandò “Maestro, ma chi è il padre di Dio?”; rimasi spiazzato da una domanda che invece negli anni successivi quasi tutti i bambini mi ripetono costantemente. I fanciulli si pongono delle grandi domande, quelle domande che difficilmente si placheranno con il tempo perché è l’uomo ad aver bisogno di sapere.

L’IRC quindi si mette al servizio della persona e della scuola, apportando un contributo che tende ad educare e a far crescere. La sfida della nostra epoca è confrontarsi con la globalizzazione che coinvolge milioni di persone in Europa e nel resto del mondo. Per una vera integrazione multiculturale sarà la conoscenza di certi requisiti fondamentali a sconfiggere quell’ignoranza religiosa tanto diffusa nella società odierna. Una conoscenza che si fa cultura, una cultura che si fa accoglienza, un’accoglienza che diventa pace e rispetto.
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Autore: Andrea Gironda è insegnante di una scuola elementare a Roma.

Bibliografia:

[1]“Insegnare Religione cattolica oggi”. Nota pastorale della CEI n.6, Roma, 19-5-1991

[2]Ibid.Legge 27-5-1929, n. 810, Concordato deIl'11-2-1929 tra l'Italia e lo Santa Sede

[3]Legge 25-3-1985, n. 121, Accordi di revisione del Concordato Lateranense fra Italia e Santa Sede dell' 11-2-1929

[4]"Insegnare religione cattolica oggi” n.13, Nota pastorale della CEI, 1991 - Con il termine “laico” intendiamo colui che non fa parte dell’ordine sacerdotale. Il termine ha assunto poi nel linguaggio comune un diverso significato riferendosi alle persone che non credono o che non hanno valori di tipo religiosi. Figuriamoci se l’insegnante di religione potesse essere quest’ultimo!

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